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Presentati i risultati del progetto Fire sul traffico illecito di armi da fuoco nei 28 paesi UE

  • 22 feb 2017
  • Tempo di lettura: 2 min

Presso l’Università Cattolica di Milano sono stati presentati i risultati del progetto Fire, destinato alla lotta al traffico illecito delle armi, alle relative rotte e ai trafficanti a livello europeo.


Lo studio redatto da Marina Mancuso, ricercatrice di Transcrime (centro interuniversitario della Cattolica, dell’Università di Bologna e dell’Università di Perugia), ha presentato la ricerca che per la prima volta fornisce dati oggettivi sull'incidenza dei crimini commessi con armi da fuoco nell'ambito dei 28 Paesi membri della Ue.


Lo studio, con il contributo del politecnico di Milano, ha analizzato le notizie di cronaca nel periodo compreso tra il gennaio 2010 e il marzo 2015 relative ai sequestri di armi illegali e agli omicidi o tentati omicidi commessi con armi da fuoco nei 28 Paesi Ue, fornendone una statistica complessiva.

Nell'analisi sono stati inclusi sia gli omicidi perpetrati, sia quelli tentati, gli omicidi collegati alla criminalità (commessi con armi illegali), quelli commessi dalle forze dell’ordine, quelli commessi nella cerchia familiare e gli incidenti di caccia, il numero totale di eventi verificatisi tra il 2010 e il 2015 è di 1.618 omicidi e 1.274 tentati omicidi.

La maggior concentrazione è stata riscontrata nei Paesi con una criminalità organizzata radicata, e non sembra avere collegamento alcuno con la maggiore o minore liberalità in materia di armi detenute legittimamente.


Per oltre il 45 per cento dei casi, l’arma utilizzata è la pistola, seguita dalla carabina (meno del 30 per cento dei casi). I fucili a canna liscia incidono per meno del 15 per cento, i revolver per poco più del 5 per cento. Gli autori dei delitti provengono per quasi il 60 per cento dei casi dall'Europa meridionale, sono nel 97 per cento dei casi di sesso maschile, di età compresa maggiormente tra i 20 e i 35 anni.


L’indagine ha riguardato anche il traffico illegale di armi su piccola scala (1.893 casi, riguardanti una sola arma), media scala (1.139 casi per 1-9 armi sequestrate) e larga scala (243 casi per 12.980 armi sequestrate). Analizzando i risultati, il primo elemento di interesse è costituito dal fatto che sono pochi i soggetti responsabili della maggior parte del traffico di armi: quasi il 70 per cento delle armi sequestrate apparteneva a meno del 10 per cento degli arrestati.


I trafficanti sono maschi (94 per cento), di età compresa tra i 20 e i 24 anni e per oltre il 40 per cento dei casi provengono dall’Europa meridionale, le armi sequestrate sono in maggioranza pistole (quasi il 35 per cento del totale), ma tra le armi lunghe quella più frequentemente oggetto di sequestro è il Kalashnikov.

 
 
 

1 commento


Jack London
Jack London
29 giu

Dati impressionanti e lavoro fondamentale quello di Transcrime e Università Cattolica: finalmente numeri oggettivi su un tema troppo spesso raccontato solo per percezioni. Colpisce che la maggior concentrazione sia legata alla criminalità organizzata e non alla detenzione legale, e che pochi soggetti gestiscano gran parte del traffico. Questi studi vanno diffusi anche a livello locale, perché consapevolezza significa prevenzione e controllo del territorio. Noi lo facciamo segnalando ricerche, sequestri e aggiornamenti di cronaca nera per Trapani e provincia su https://illocalenewsit.com/, così i cittadini hanno dati reali, non solo titoli. Sapere che il 45% dei casi riguarda pistole e che il Kalashnikov è l’arma lunga più sequestrata aiuta a capire rotte e rischi. La sicurezza parte dall’informazione: leggiamo, confrontiamo, alziamo lo…

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