ANPAM, modifica direttiva armi: attacchi non condivisibili

Roma, 2 febbraio 2017- A seguito della votazione della proposta della Direttiva Armi in Commissione IMCO sono emerse eccessive ed ingiustificate strumentalizzazioni nei confronti di alcuni parlamentari membri della commissione, tra cui l’On. Lara Comi, che si sono sempre dimostrati disponibili ad ogni confronto sul tema.


Il testo di mediazione sul quale si è votato è frutto di un complesso e lungo percorso teso ad evitare quante più limitazioni e restrizioni proposte dalla Commissione Europea


Infatti, qualora il sopracitato testo di mediazione non fosse stato approvato, il nostro settore sarebbe andato incontro ad una serie di criticità tra le quali ad esempio il completo bando delle armi della Categoria B7, l’inserimento dei caricatori nel novero delle parti essenziali e con maggiori limitazione rispetto a quella contenute nel compromesso finale. Di conseguenza l’ANPAM ritiene che il testo votato a dicembre in Consiglio non poteva che non essere confermato in IMCO in questa fase.


Come avviene in questi casi non è pensabile ottenere un accoglimento totale delle richieste del settore soprattutto in considerazione del fatto che la controparte del trilogo è rappresentata dai Governi di 28 stati membri, dalla Commissione Europea e da alcuni gruppi politici avversi al nostro settore.


Pertanto, l’ANPAM non può condividere che, nello svolgimento delle proprie attività a favore del comparto, vengano attaccati soggetti istituzionali o parlamentari, come avvenuto in questi giorni con l’On. Comi, che fin dall’apertura del processo legislativo si sono resi disponibili ad ascoltare e contribuire al sostanziale miglioramento del testo proposto dalla CE.


Consapevoli che esistono problematicità legate alla trasposizione della Direttiva a livello nazionale, tra i quali le modalità di detenzione domestica delle armi, ciò richiederà una particolare attenzione da parte degli stakeholders nel dialogare con le istituzioni al fine di trovare delle soluzioni sostenibili a tutela della produzione, commercializzazione e detenzione legale delle armi sapendo che tali questioni esulano dalle competenze dell’UE e devono essere risolte a livello nazionale in ogni singolo paese membro.

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