Roma, 1 febbraio 2007
UN RAPPORTO INGIUSTO E DOPPIAMENTE INQUIETANTE
Molti italiani hanno appreso, sicuramente con grande apprensione, le inquietanti notizie contenute nel rapporto-denuncia presentato dal WWF Italia, sulla condizione critica in cui versano alcune specie animali nel nostro Paese.
Per noi dell’Anpam, però, l’inchiesta dell’associazione ambientalista (che lo ricordiamo è stata fondata anche per volontà di molti cacciatori) è stata fonte di una doppia preoccupazione.
Infatti, al comprensibile sgomento comune a tanti cittadini, per il preoccupante scenario tratteggiato, si aggiunge anche il vivo sconcerto per l’incomprensibile e ingiustificabile commistione che il WWF continua a fare fra attività venatoria e bracconaggio. Elencando fra le specie a maggiore rischio di estinzione, non certo lo storno e il fringuello, ma l’orso bruno (!), la lince (!), il grifone (!), il lupo (!) che con la Caccia non hanno proprio nulla a che vedere.
Mentre negli altri Paesi dell’Unione Europea, è in corso una significativa rivalutazione del ruolo positivo –e spesso insostituibile– che può essere svolto da un corretto e sostenibile esercizio venatorio (anche e soprattutto all’interno delle ZPS) in Italia, purtroppo, si continua ad alimentare volutamente una ignobile confusione fra episodi di squallido vandalismo e un’attività, come la caccia, rigorosamente regolamentata da leggi comunitarie, nazionali e regionali.
Spiace quindi constatare che, soprattutto il WWF, continui ad usare un linguaggio che, oltre a non fare la doverosa chiarezza e distinzione, avvalora, al contrario, l’equazione semplicistica (oltre che profondamente sbagliata e ingiusta) di caccia=illegalità=violenza.Dimenticando di sottolineare, come invece dovrebbe essere fatto in una corretta informazione, che la quasi totalità dei cacciatori italiani, oltre ad essere rigorosamente rispettosi delle leggi, sono attivamente e quotidianamente impegnati nel monitoraggio ambientale, nella vigilanza antibracconaggio e nei servizi di protezione civile e antincendio.
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